Il PEI di un alunno con autismo che non usa il linguaggio verbale non si scrive partendo da quello che manca. Il decreto interministeriale 182 del 2020 definisce la Dimensione della comunicazione includendo “linguaggi alternativi o integrativi, comprese tutte le forme di comunicazione non verbale”. Quindi nel documento si descrive il modo in cui l’alunno comunica già, con gesti, immagini, oggetti o un dispositivo, e si programma come ampliarlo. “Non parla” non è una descrizione: è l’assenza di una descrizione.
Con il decreto-legge 170 del 2026 il PEI definitivo si approva entro il 15 ottobre per i nuovi iscritti e le nuove certificazioni, ed entro giugno per chi è già seguito nella stessa scuola, con correttivi entro le prime due settimane di ottobre: i dettagli sono nel pezzo sulle nuove scadenze del PEI. Sotto trovate che cosa chiede il decreto e un esempio svolto, Dimensione per Dimensione.
Punti chiave
- Il modello di PEI è lo stesso per tutti: cambia il peso delle Dimensioni, non la struttura.
- Per il decreto la comunicazione comprende anche i linguaggi alternativi e ogni forma non verbale: lo strumento che l’alunno usa va descritto con precisione.
- Per ogni Dimensione servono obiettivi ed esiti attesi, attività, strategie e strumenti.
- Un obiettivo si scrive come comportamento osservabile, in un contesto, con una frequenza.
- L’esempio che segue è un caso di fantasia: è una traccia da adattare, non un testo da copiare.
Che cosa dice il decreto sulla comunicazione
L’articolo 8 del decreto 182/2020 elenca le quattro Dimensioni su cui si costruisce il PEI. Quella della comunicazione e del linguaggio “fa riferimento alla competenza linguistica, intesa come comprensione del linguaggio orale, alla produzione verbale e al relativo uso comunicativo del linguaggio verbale o di linguaggi alternativi o integrativi, comprese tutte le forme di comunicazione non verbale, artistica e musicale”.
Il testo aggiunge la “dimensione comunicazionale, intesa come modalità di interazione, presenza e tipologia di contenuti prevalenti, utilizzo di mezzi privilegiati”. Per un alunno non verbale queste righe sono la griglia del PEI. Bisogna scrivere tre cose:
- che cosa capisce: consegne a voce, con il gesto, con l’immagine;
- con che cosa comunica: indicare, portare l’adulto verso l’oggetto, scegliere fra immagini, usare un comunicatore;
- per fare che cosa: chiedere, rifiutare, scegliere, richiamare l’attenzione, commentare.
La terza voce è quella che manca più spesso. Un alunno può usare bene le immagini per chiedere il cibo e non avere nessun modo per dire che è stanco o che vuole smettere. È lì che il PEI deve intervenire.
I sistemi che affiancano o sostituiscono la parola, cartacei o digitali, vengono indicati nel complesso come comunicazione aumentativa e alternativa (CAA). Nel PEI non basta nominarli: va scritto quale strumento si usa, chi lo aggiorna, dove si trova e in quali momenti della giornata è a disposizione dell’alunno.
L’esempio: la situazione di partenza
Il caso è inventato. Luca, 8 anni, frequenta la terza primaria. Ha una diagnosi di disturbo dello spettro autistico e non usa il linguaggio verbale per comunicare. Comprende consegne semplici se sono accompagnate da un gesto o da un’immagine. A casa usa un quaderno con una ventina di immagini per chiedere cibo, acqua e i giochi preferiti. Si agita nei cambi di attività e durante l’intervallo in corridoio.
Per ciascuna Dimensione il decreto chiede “obiettivi ed esiti attesi” e “interventi didattici e metodologici, articolati in attività” e “strategie e strumenti”. L’esempio segue quell’ordine.
Dimensione della comunicazione e del linguaggio
È quella che porta il peso maggiore, e conviene compilarla per prima. Se la difficoltà riguarda solo il linguaggio, senza un disturbo dello spettro autistico, il quadro cambia, e senza certificazione 104 lo strumento è il PDP: lo spieghiamo nel PEI per alunno con disturbo del linguaggio.
| Voce del PEI | Esempio compilato |
|---|---|
| Obiettivo | Luca usa le immagini per chiedere una pausa e per rifiutare un’attività, almeno due volte al giorno, in classe |
| Esito atteso | Diminuiscono le volte in cui interrompe l’attività alzandosi o spingendo il materiale |
| Attività | Momenti brevi e strutturati in cui l’adulto propone una scelta fra due attività, e Luca risponde indicando l’immagine |
| Strategie e strumenti | Il quaderno di casa viene portato a scuola e affiancato da due nuove immagini, “pausa” e “no”, presenti sempre sul banco. Tutti i docenti di classe rispondono allo stesso modo quando le usa |
La riga delle strategie contiene la cosa più importante: lo strumento è lo stesso a casa e a scuola, ed è sul banco, non nell’armadio dell’aula di sostegno. Se lo usa solo il docente di sostegno, l’obiettivo non è raggiungibile.
Dimensione della relazione, dell’interazione e della socializzazione
| Voce del PEI | Esempio compilato |
|---|---|
| Obiettivo | Luca partecipa a un’attività a coppie con un compagno per dieci minuti, due volte alla settimana |
| Esito atteso | Luca resta nell’attività fino alla fine senza allontanarsi |
| Attività | Giochi di turno con materiale concreto: costruzioni, abbinamenti, carte illustrate |
| Strategie e strumenti | Il compagno è sempre lo stesso nelle prime settimane. La classe conosce le immagini che Luca usa e sa come rispondere |
Anche qui il punto è la comunicazione: la relazione con i compagni regge se i compagni capiscono il suo modo di comunicare. Prepararli fa parte del PEI.
Dimensione dell’autonomia e dell’orientamento
| Voce del PEI | Esempio compilato |
|---|---|
| Obiettivo | Luca passa da un’attività all’altra consultando la sequenza illustrata della mattina, con un solo richiamo dell’adulto |
| Esito atteso | Si riducono le crisi nei cambi di attività e all’intervallo |
| Attività | Ogni mattina si ripercorre con Luca la sequenza della giornata. A ogni cambio lui sposta l’immagine dell’attività conclusa |
| Strategie e strumenti | Agenda visiva sul banco. Avviso anticipato con l’immagine “fra poco si cambia”. Un’immagine dedicata per l’intervallo e un posto conosciuto in cui trascorrerlo |
Dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento
| Voce del PEI | Esempio compilato |
|---|---|
| Obiettivo | Luca abbina quantità e numeri fino a 10 con materiale concreto, e risponde indicando la scheda corretta fra due |
| Esito atteso | Risposta corretta in almeno quattro prove su cinque, nella stessa attività ripetuta per più giorni |
| Attività | Abbinamenti con oggetti e schede illustrate collegati al percorso di matematica della classe |
| Strategie e strumenti | Consegna data con gesto e immagine, non solo a voce. Risposta per scelta fra due, così la verifica non dipende dalla parola |
L’ultima colonna evita un errore frequente: valutare come difficoltà sul contenuto quello che è solo un problema di forma della risposta. Se a Luca si chiede di rispondere a voce, la prova misura il linguaggio, non la matematica. Un esempio più ampio di questa Dimensione, con obiettivi su più discipline, è nella guida alla Dimensione cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento.
Gli errori da evitare
Scrivere l’obiettivo “far parlare l’alunno”. Non è osservabile nei tempi del PEI e sposta l’attenzione da quello che l’alunno può già fare. Il decreto mette sullo stesso piano il linguaggio verbale e quelli alternativi.
Descrivere lo strumento senza dire chi lo usa. Un quaderno di immagini che resta nell’aula di sostegno non è una strategia: lo diventa quando i docenti di classe e i compagni rispondono quando l’alunno lo usa.
Scrivere il PEI da soli. Il documento è del GLO, e il decreto chiede di tenere “in massima considerazione ogni apporto” dei partecipanti. Per un alunno non verbale la famiglia sa quali immagini funzionano già: è il punto di partenza più affidabile che ci sia.
Per le parti che valgono per tutti gli alunni con autismo, come la relazione, le transizioni e la scelta del percorso, rimandiamo al pezzo sul PEI per alunno con disturbo dello spettro autistico. Per passare dal Profilo di Funzionamento al PEI c’è la guida su come i Domini del Profilo diventano le Dimensioni del PEI, introdotta dal decreto ministeriale 153 del 2023.
Domande frequenti
Per un alunno non verbale esiste un modello di PEI diverso?
No. Il modello nazionale è unico ed è quello del decreto 182 del 2020. Cambia quello che si scrive nelle Dimensioni, soprattutto in quella della comunicazione.
Entro quando va approvato il PEI definitivo?
Dal 1° ottobre 2026 lo stabilisce il decreto-legge 170: entro il 15 ottobre per i nuovi iscritti e le nuove certificazioni; entro giugno, con correttivi nelle prime due settimane di ottobre, per gli alunni già seguiti nella stessa scuola. Da novembre ad aprile va fatta almeno una verifica intermedia.
Posso scrivere come obiettivo l’uso di un comunicatore?
Sì, se l’obiettivo dice che cosa l’alunno fa con lo strumento, in quale contesto e con quale frequenza. “Usa il comunicatore per chiedere una pausa due volte al giorno in classe” è verificabile. “Imparare a usare il comunicatore” no.
Chi prepara le immagini e lo strumento di comunicazione?
Il PEI deve dirlo: chi lo prepara, chi lo aggiorna e dove si trova. Spesso lo strumento nasce in famiglia o nel percorso riabilitativo, e il GLO serve a portarlo anche a scuola.