Una relazione su un alunno con problemi di comportamento serve quando i comportamenti si ripetono e le strategie della classe non bastano più. Deve dire che cosa è successo, quando, quante volte e in quale contesto, che cosa il team ha già provato e con quale risultato, e che cosa si chiede: un incontro con la famiglia, un patto educativo, un confronto con il dirigente. Non deve contenere diagnosi, né giudizi sulla persona o sulla famiglia.
Sotto trovi le sei parti che la rendono utilizzabile, un esempio compilato su un caso di fantasia e una tabella per trasformare le frasi vaghe in fatti osservati.
A chi va e a cosa serve
La relazione si indirizza di solito al dirigente scolastico e al team docenti della classe. Il suo scopo è mettere per iscritto una situazione che fino a quel momento girava a voce, in modo che chi la legge possa decidere. In genere porta a una di queste tre strade: un incontro con la famiglia per concordare una linea comune, un patto con pochi obiettivi di comportamento verificabili, oppure, se le difficoltà persistono, la proposta alla famiglia di un confronto con il pediatra o con i servizi.
Se l’alunno ha già una diagnosi di disturbo oppositivo provocatorio, la relazione si inserisce in un percorso diverso, che passa da PEI o PDP: lo spieghiamo nel pezzo sull’alunno con disturbo oppositivo provocatorio.
Le sei parti della relazione
- Motivo della relazione. Due o tre righe: da quando, che tipo di comportamenti, che cosa si chiede.
- Comportamenti osservati. Uno per paragrafo, con frequenza e periodo: “dodici episodi dal 15 settembre al 17 ottobre” e non “spesso”.
- Osservazione A-B-C. Per gli episodi più significativi: l’antecedente (che cosa succedeva prima), il comportamento, la conseguenza (che cosa è successo dopo). È la parte che fa vedere gli schemi.
- Punti di forza. Le attività in cui l’alunno partecipa, i compagni con cui collabora, il tempo di attenzione che riesce a tenere. Senza questa parte la relazione diventa un elenco di accuse.
- Strategie già adottate e risultati. Che cosa ha funzionato e che cosa no, con le date.
- Proposte. Concrete e con una scadenza: incontro entro una data, obiettivi da rivedere dopo un mese.
Un esempio compilato
Il caso è inventato: Luca, classe quarta di scuola primaria. Riportiamo le due parti che di solito si sbagliano, i comportamenti osservati e la tabella A-B-C.
Comportamenti osservati (estratto)
Rifiuto delle consegne: davanti alle attività di scrittura Luca risponde “non lo faccio” e chiude il quaderno. Osservato in media tre volte a settimana, quasi sempre nelle prime due ore.
Aggressività fisica: tre episodi (il 26 settembre, il 3 ottobre, il 14 ottobre), sempre durante la ricreazione in cortile: spinte e un calcio a un compagno. Nessun compagno ha riportato lesioni.
Osservazione A-B-C (estratto)
| Data e momento | Antecedente | Comportamento | Conseguenza |
|---|---|---|---|
| 26/09, ricreazione | Partita di calcio, la squadra di Luca subisce un gol | Spinge a terra il compagno che ha segnato | Allontanato dal gioco per 5 minuti; piange, poi chiede scusa |
| 01/10, ore 9, italiano | Consegna: un testo di 10 righe | Chiude il quaderno, appoggia la testa sul banco | La consegna scende a 4 righe con una traccia: ne scrive 3 |
| 16/10, ore 11:30, matematica | Correzione alla lavagna davanti alla classe | Esce dall’aula sbattendo la porta | Raggiunto dal collaboratore, rientra dopo 10 minuti |
Letta così, la tabella dice già qualcosa che il “è aggressivo” non direbbe mai: gli episodi arrivano dopo una sconfitta o una correzione in pubblico, e le consegne ridotte funzionano. Nella parte sulle strategie il team potrà scrivere che, da quando le correzioni si fanno in privato, le uscite dall’aula non si sono ripetute.
Ti serve la relazione completa, già scritta?
L’esempio di Luca è uno degli otto file Word del kit relazioni sull’alunno: comportamenti problematici con osservazione A-B-C, episodio critico alla secondaria, segnalazione di disagio al dirigente, difficoltà di apprendimento da comunicare alla famiglia, alunno straniero neoarrivato, alunno BES senza certificazione con proposta di PDP, relazione intermedia sulla classe, più una guida. Ogni relazione ha una banca di frasi da adattare e i campi da completare evidenziati. Sono esempi da adattare al tuo alunno, non moduli da firmare così come sono.
Da giudizio a fatto osservato
La differenza fra una relazione che aiuta e una che fa litigare sta quasi tutta nelle frasi. Qualche esempio di riscrittura:
| Da evitare | Da scrivere |
|---|---|
| È un bambino aggressivo | Il 3 ottobre, durante la ricreazione, ha spinto un compagno dopo aver perso a un gioco |
| Non vuole mai lavorare | Davanti alle consegne di scrittura rifiuta di iniziare, in media tre volte a settimana, soprattutto nelle prime due ore |
| La famiglia non collabora | Il diario dei comportamenti positivi è stato inviato ogni venerdì dal [data]; non sono arrivate risposte |
| Ha sicuramente un disturbo dell’attenzione | Nelle attività pratiche resta concentrato fino a 25 minuti; nelle attività di ascolto si distrae dopo pochi minuti |
| Disturba continuamente | Interrompe la spiegazione con domande non pertinenti, annotate 8 volte nella settimana dal [data] |
L’ultima colonna ha sempre una data, un contesto o una frequenza. Se non si ha il dato, prima si osserva e poi si scrive.
Che cosa non deve entrare
Nessuna diagnosi. Anche quando il sospetto è forte, il docente descrive comportamenti; l’eventuale ipotesi la formula uno specialista. Nella relazione al massimo si propone alla famiglia un confronto con il pediatra, senza anticipare nomi di disturbi.
Solo i dati che servono. Il regolamento europeo sulla protezione dei dati chiede che i dati personali siano “adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario” rispetto allo scopo (GDPR, art. 5, principio di minimizzazione). In pratica: niente nomi dei compagni coinvolti, niente notizie sulla vita familiare che non abbiano a che fare con il comportamento a scuola. La relazione si consegna per i canali della scuola, non su chat o email personali.
Nessun giudizio sul comportamento in senso valutativo. La relazione documenta. La valutazione del comportamento alla primaria è un’altra cosa: la esprimono collegialmente i docenti con un giudizio sintetico nel documento di valutazione (D.Lgs. 62/2017, art. 2, comma 5).
Per le altre relazioni che capita di scrivere durante l’anno, dalla relazione iniziale a quella sull’andamento didattico, c’è la nostra guida alla relazione scolastica sull’alunno.
Domande frequenti
Quanti episodi servono prima di scrivere la relazione?
Non c’è un numero fissato da una norma. Conviene scriverla quando i comportamenti si ripetono da qualche settimana e il team ha già provato almeno una o due strategie: così la parte sui risultati ha qualcosa da dire. Nell’esempio sono cinque settimane di osservazione.
La firma il docente di sostegno da solo?
Può firmarla il docente che ha osservato i fatti, ma quando la relazione chiede un incontro con la famiglia o un patto educativo è più forte se la firma il team della classe: dice che la lettura della situazione è condivisa.
Ogni quanto si aggiorna la tabella A-B-C?
Si compila il giorno stesso dell’episodio, finché il ricordo è preciso. Dopo un mese dalle strategie concordate, si riprende la tabella per vedere se gli episodi sono diminuiti: è il modo più semplice per verificare se il patto funziona.