La relazione finale su un alunno con disturbo oppositivo provocatorio serve a una sola cosa: far vedere al GLO, con dati confrontabili con quelli di inizio anno, che cosa è cambiato e che cosa va rifatto l’anno dopo. Non esiste un modello ministeriale con questo nome: il documento che la norma chiede è la verifica finale del PEI, e la relazione del docente è il materiale con cui si compila.
Punti chiave
- Il GLO si riunisce ogni anno entro il 30 giugno per la verifica finale (art. 4, comma 3, DI 182/2020).
- In quella sede si fa la valutazione globale dei risultati raggiunti e si aggiornano le condizioni di contesto e la progettazione per l’anno successivo (art. 15, comma 1).
- Nel PEI la parte da compilare è la sezione 11, “Verifica finale/Proposte per le risorse professionali e i servizi di supporto necessari”.
- Una relazione utile mette a confronto gli stessi dati di settembre e di giugno: frequenza degli episodi, situazioni in cui avvengono, cosa ha funzionato.
- La diagnosi non si scrive: si riportano i dati della certificazione così come sono, e il resto è osservazione.
Che cosa chiede la norma a giugno
Il decreto interministeriale 182 del 2020 dice che il GLO “si riunisce ogni anno, entro il 30 di giugno, per la verifica finale e per formulare le proposte relative al fabbisogno di risorse professionali e per l’assistenza per l’anno successivo” (art. 4, comma 3). L’articolo 15 precisa il contenuto: in sede di verifica finale “si procede alla valutazione globale dei risultati raggiunti” e, contestualmente, “all’aggiornamento delle condizioni di contesto e progettazione per l’anno scolastico successivo”.
Gli articoli 4 e 15 non nominano una “relazione finale” come atto separato. Molte scuole la chiedono comunque come allegato alla verifica, con un modello di istituto: se il tuo istituto ne ha uno, usa quello e organizza il contenuto come nelle parti che seguono. Se non esiste, conviene chiedere al referente per l’inclusione se va allegata al verbale o inserita nella sezione 11.
Questa guida vale per l’alunno con certificazione e PEI. Se l’alunno ha solo difficoltà di comportamento senza certificazione, il documento è un altro e passa dal consiglio di classe: lo spieghiamo nella guida su PEI o PDP per l’alunno oppositivo provocatorio.
Le cinque parti della relazione
- Dati di riferimento. Anno scolastico, classe, docenti che hanno osservato, periodo coperto. I dati della certificazione o della diagnosi si copiano come sono scritti nel documento, senza riassumerli e senza aggiungere interpretazioni.
- Il punto di partenza. Lo stesso quadro che avevi messo nel PEI a ottobre: quanti episodi, in quali ore, con quali consegne. Senza questo non c’è nulla da confrontare.
- Il punto di arrivo. Gli stessi dati a giugno, con le stesse unità di misura. Se a settembre contavi gli episodi per settimana, a giugno conti gli episodi per settimana.
- Che cosa ha funzionato e che cosa no. Le strategie provate, con la data in cui le hai introdotte. Anche quelle che non hanno dato risultati: servono a non ripeterle.
- Proposte per l’anno dopo. Che cosa mantenere, che cosa cambiare, quali informazioni devono passare al docente o al grado successivo.
Un esempio compilato
L’esempio è di fantasia: alunno di seconda media, certificazione con diagnosi di disturbo oppositivo provocatorio riportata dalla scheda dell’ASL, PEI approvato a ottobre.
Dati di riferimento. Davide, classe seconda, anno scolastico 2026/27. Osservazioni di sostegno, italiano, matematica e educazione fisica da settembre a giugno. La certificazione riporta la diagnosi di disturbo oppositivo provocatorio; non si aggiungono valutazioni cliniche.
Punto di partenza (ottobre). Nelle prime sei settimane Davide ha rifiutato la consegna in 9 lezioni su 20 di italiano e matematica, quasi sempre quando la richiesta era data a voce davanti alla classe. Con consegna scritta sul banco e scelta fra due esercizi ha lavorato senza interruzioni in 7 casi su 8. Nelle ore di laboratorio e di educazione fisica gli episodi sono stati rari.
Punto di arrivo (giugno). Nelle ultime sei settimane il rifiuto della consegna è avvenuto in 3 lezioni su 20 nelle stesse materie. In 2 casi su 3 la consegna era stata data a voce senza versione scritta. Gli episodi che si sono interrotti entro cinque minuti sono passati da 2 su 9 a 2 su 3.
Che cosa ha funzionato. Consegna scritta e scelta fra due esercizi, introdotta a metà ottobre. Un accordo con l’alunno su un segnale per chiedere una pausa di due minuti, usato 11 volte da gennaio. Che cosa non ha funzionato. Il richiamo davanti ai compagni, tentato a ottobre e a novembre: nei due casi l’episodio è durato più a lungo.
Proposte per l’anno successivo. Mantenere consegna scritta e scelta fra due esercizi come prassi di classe. Passare ai nuovi docenti, nel passaggio di consegne di settembre, la scheda degli episodi e l’accordo sul segnale di pausa. Valutare in ottobre se estendere alle altre materie la strategia che ha funzionato, e verificarlo con gli stessi dati.
I numeri dell’esempio sono inventati per mostrare la struttura. I tuoi devono venire dalla tabella di osservazione tenuta durante l’anno: se non l’hai tenuta, scrivi quello che hai e dichiara che il confronto è parziale, senza ricostruire a memoria percentuali che non puoi sostenere.
Da giudizio a fatto osservato
La parte che i docenti sbagliano più spesso è la descrizione. Un giudizio chiude il discorso, un fatto lo apre.
- Da evitare: “Davide è oppositivo e provocatorio, non rispetta le regole.”
- Da preferire: “Davide ha rifiutato la consegna in 3 lezioni su 20 nelle ultime sei settimane, in 2 casi senza versione scritta.”
Il secondo contiene già l’indicazione per l’anno dopo. Il primo passa all’insegnante successivo un’etichetta, non uno strumento.
Prima dell’incontro
- Porta con te la tabella degli episodi dell’anno, con le date.
- Controlla che i dati di giugno siano misurati come quelli di ottobre.
- Prepara una riga per ogni strategia: se ha funzionato, se no, da quando.
- Verifica con il referente se il modello d’istituto prevede campi diversi.
Se vuoi una struttura già pronta per la relazione sul comportamento, con la tabella di osservazione A-B-C, la trovi anche nel nostro esempio su relazione per alunno con problemi di comportamento.
Sette relazioni sull’alunno già compilate in Word
Comportamenti problematici con la tabella di osservazione A-B-C, episodio critico in classe, segnalazione al dirigente e altre quattro. Sono esempi da adattare alla tua situazione, con una banca di frasi e i riferimenti normativi controllati. Li ha preparati la redazione di docentidisostegno.it.
Domande frequenti
La relazione finale è obbligatoria?
La norma chiede la verifica finale del PEI entro il 30 giugno e la sezione 11 da compilare. Una relazione separata a firma del docente dipende dal regolamento dell’istituto: chiedilo al referente per l’inclusione.
Posso scrivere che l’alunno ha il disturbo oppositivo provocatorio?
Puoi riportare la diagnosi come è scritta nella certificazione, citando il documento. Non puoi formularla tu né dedurla dai comportamenti: la diagnosi spetta al medico.
Che cosa metto per l’anno successivo?
L’articolo 15 parla di aggiornamento delle condizioni di contesto e della progettazione. In pratica: cosa mantieni, cosa cambi e quali informazioni devono passare ai nuovi docenti.