La riforma della disabilità, tanto attesa quanto discussa, sta iniziando a muovere i primi passi nelle scuole italiane. Ma a Palermo, come in altre città del Sud, il clima è tutt’altro che sereno. Le famiglie e gli insegnanti di sostegno denunciano con forza il rischio di una drastica riduzione delle risorse destinate agli alunni con disabilità.
La questione è complessa. Da un lato, il Ministero promette una maggiore personalizzazione degli interventi e una semplificazione burocratica. Dall’altro, i numeri che circolano – ancora ufficiosi – parlano chiaro: meno ore di sostegno e un carico maggiore per gli insegnanti già in difficoltà.
A Palermo, dove il sistema scolastico è già sotto pressione, questo potrebbe tradursi in un vero e proprio cortocircuito. “Non è una riforma, è un taglio mascherato”, tuona un docente di un istituto comprensivo cittadino.
Le famiglie, intanto, temono che i diritti dei loro figli vengano sacrificati sull’altare della razionalizzazione. La domanda resta: può una riforma che nasce con l’intento di includere finire per escludere? La risposta, forse, arriverà dai fatti. Speriamo non sia troppo tardi.