PEI per alunno con sindrome di Down: come si compila sulle quattro Dimensioni

Copertina della guida al PEI per alunno con sindrome di Down compilato sulle quattro Dimensioni

Il PEI di un alunno con sindrome di Down si scrive sul modello nazionale di tutti, ma l’errore da evitare è compilarlo come se la sindrome fosse soltanto una disabilità intellettiva. Due aspetti che il Profilo di Funzionamento spesso riporta e il PEI perde per strada, l’udito e la vista, incidono su tutte e quattro le Dimensioni. Se il documento non ne tiene conto, gli obiettivi rischiano di misurare la difficoltà a sentire o a vedere, non quella a imparare.

Il calendario è quello del decreto interministeriale 182 del 2020, nel testo coordinato con il decreto 153 del 2023: all’articolo 4 prevede che il GLO si riunisca di norma entro il 31 ottobre per approvare e firmare il PEI definitivo. Le settimane di settembre servono all’osservazione sistematica, che l’articolo 8 affida a tutti i docenti della classe, non al solo docente di sostegno.

Punti chiave

  • Il modello è lo stesso per tutti gli alunni: cambia il peso delle informazioni, non la struttura del documento.
  • La sindrome di Down comporta una disabilità intellettiva di grado variabile e ogni alunno ha un profilo proprio: il PEI descrive quell’alunno, non la sindrome.
  • Udito e vista vanno controllati prima di scrivere gli obiettivi, perché i disturbi sensoriali sono frequenti e possono falsare l’osservazione.
  • Nella Dimensione dell’autonomia rientrano motricità fine e funzionalità sensoriale, che condizionano scrittura, uso del materiale e spostamenti.
  • Ogni obiettivo va scritto in modo osservabile: comportamento, contesto, frequenza.

Che cosa dice la fonte sanitaria, e che cosa serve al PEI

Il riferimento affidabile è la scheda dell’Istituto Superiore di Sanità sulla sindrome di Down, aggiornata a marzo 2026. Quattro informazioni hanno ricadute dirette sulla scuola:

  1. la sindrome determina una disabilità intellettiva di grado variabile, e la scheda precisa che ogni persona mantiene la propria individualità;
  2. nei primi anni si può osservare un ritardo nelle tappe dello sviluppo psicomotorio, compresa la comparsa del linguaggio espressivo, e fra le caratteristiche fisiche comuni c’è l’ipotonia;
  3. circa l’80% delle persone con sindrome di Down, a qualsiasi età, può presentare un difetto dell’udito più o meno grave, e anche i problemi della vista sono abbastanza frequenti (strabismo, miopia, ipermetropia, cataratta, nistagmo);
  4. circa 1 bambino su 10 presenta difficoltà riferibili ai disturbi dello spettro autistico o all’ADHD.

Nessuna di queste informazioni va copiata nel PEI come descrizione della sindrome. Servono a sapere che cosa verificare nella documentazione prima di scrivere: se l’alunno porta apparecchi acustici o occhiali, se ci sono indicazioni sulla posizione in aula, se la diagnosi riporta una comorbidità.

Relazione, interazione e socializzazione

È spesso la Dimensione in cui l’alunno mostra le risorse maggiori, ed è proprio per questo che rischia di essere compilata male: tre righe positive e nessun obiettivo.

Conviene descrivere che cosa fa funzionare la relazione: con quali compagni, in quali attività, con quale mediazione dell’adulto. E conviene distinguere la relazione con gli adulti da quella con i pari, perché un alunno molto disponibile con gli insegnanti può restare ai margini del gruppo nei momenti liberi.

Un obiettivo osservabile su questa Dimensione: durante il lavoro a piccoli gruppi, l’alunno porta a termine il proprio compito assegnato e lo consegna al compagno, almeno due volte a settimana. Contiene il contesto, il comportamento e la frequenza, quindi si può verificare alla riunione intermedia.

Comunicazione e linguaggio

Il decreto distingue la competenza linguistica, cioè comprensione e produzione, dalla dimensione comunicazionale, cioè le modalità di interazione e i mezzi usati. Nel PEI vanno tenute separate.

Sul linguaggio si descrive che cosa l’alunno comprende (consegne semplici, consegne in più passaggi, testi con supporto visivo) e che cosa produce (parole singole, frasi, racconto di un’esperienza). Sulla comunicazione si descrive come si fa capire quando le parole non bastano: gesti, indicazione, immagini.

Qui l’udito pesa più che altrove. Prima di scrivere che l’alunno “non comprende le consegne orali”, va chiarito se la consegna è stata sentita. Gli accorgimenti che ne derivano (posizione vicina all’insegnante, consegna data guardando l’alunno, supporto scritto o visivo) sono facilitatori da indicare nella sezione sull’ambiente di apprendimento, come chiede l’articolo 9 del decreto.

Autonomia e orientamento

La formulazione del decreto è precisa: la Dimensione comprende l’autonomia personale e sociale, la motricità globale e fine, le prassie, e la funzionalità visiva, uditiva e tattile. Per un alunno con sindrome di Down è la sezione in cui entrano quasi tutti gli aspetti fisici che condizionano la giornata a scuola.

Tre voci da non dimenticare:

  • motricità fine: impugnatura, ritaglio, uso di righello e quaderno. Un obiettivo di scrittura può fallire per ragioni motorie, non cognitive;
  • funzionalità visiva: posizione rispetto alla lavagna, dimensione dei caratteri, contrasto delle schede;
  • autonomia sociale: gestione del materiale, spostamenti nella scuola, richiesta di aiuto all’adulto giusto.

Esempio di obiettivo: l’alunno prepara lo zaino a fine giornata seguendo una sequenza di quattro immagini, senza aiuto verbale, per cinque giorni consecutivi.

Area cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento

La scheda ISS parla di grado variabile, e il PEI deve dire con esattezza di quale livello si tratta per quell’alunno: capacità di memoria, organizzazione nel tempo e nello spazio, strategie per risolvere un compito e, dalla primaria in poi, lettura, scrittura e calcolo.

La distinzione utile è fra ciò che l’alunno fa da solo, ciò che fa con un aiuto e ciò che non fa ancora. È la base per costruire obiettivi raggiungibili e per scegliere gli strumenti: materiale concreto, schemi visivi, consegne spezzate in passaggi brevi.

Da questa Dimensione dipende anche la scelta fra obiettivi minimi e programmazione differenziata, che alle superiori incide sul titolo di studio. Le regole le abbiamo raccolte nella guida su obiettivi minimi o programmazione differenziata. Per un confronto su un quadro vicino c’è l’esempio di PEI per alunno con disabilità intellettiva lieve.

Gli errori che si ripetono

Descrivere la sindrome invece dell’alunno. Il PEI non è una scheda clinica. Frasi come “tipico della sindrome di Down” non aiutano nessuno a progettare.

Ignorare udito e vista. Se il Profilo di Funzionamento o la famiglia segnalano un deficit sensoriale, quel dato deve comparire nella Dimensione dell’autonomia e tradursi in facilitatori concreti.

Sottovalutare la comorbidità. Quando la diagnosi riporta anche un disturbo dello spettro autistico o un ADHD, le strategie cambiano. Su quel caso c’è la nostra guida al PEI per alunno con disturbo dello spettro autistico.

Obiettivi non verificabili. “Migliorare l’autonomia” non si verifica. Alla riunione del GLO fra novembre e aprile, prevista sempre dall’articolo 4, bisogna poter dire se l’obiettivo è stato raggiunto. Come si prepara quel passaggio è spiegato nella guida sulla verifica intermedia del PEI.

Domande frequenti

Esiste un modello di PEI specifico per la sindrome di Down?

No. Il modello è unico ed è quello allegato al decreto interministeriale 182 del 2020. Cambiano i contenuti delle quattro Dimensioni, non la struttura.

Entro quando va approvato il PEI definitivo?

Di norma entro il 31 ottobre, secondo l’articolo 4 del decreto 182 del 2020. Il PEI provvisorio si redige invece entro il 30 giugno, per l’anno scolastico successivo.

Da dove parto se ho il Profilo di Funzionamento?

Dalla tabella che collega i Domini del Profilo alle Dimensioni del PEI: la trovi nella nostra guida alla corrispondenza fra Domini e Dimensioni.

Dove scrivo che l’alunno porta gli apparecchi acustici o gli occhiali?

Nella Dimensione dell’autonomia e dell’orientamento, che comprende la funzionalità visiva e uditiva, e poi fra i facilitatori dell’ambiente di apprendimento, con gli accorgimenti concreti adottati in classe.

Chi compila il PEI?

Il GLO, non il solo docente di sostegno. L’osservazione è affidata a tutti i docenti della classe, e la famiglia contribuisce con il quadro informativo previsto dall’articolo 7.

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