Il PEI di una bambina con sindrome di Down alla scuola dell’infanzia si scrive sul modello A1, non su quello della primaria: si osservano i compiti propri dei 3 anni, non i prerequisiti della lettura e del calcolo. Le quattro Dimensioni sono le stesse di tutti gli ordini di scuola, ma all’infanzia pesano di più due informazioni che il Profilo di Funzionamento a volte riporta in fondo: come la bambina sente e come vede. Se il documento le ignora, gli obiettivi rischiano di misurare la difficoltà a sentire una consegna invece di quella a capirla.
Per i bambini di nuova iscrizione, come quasi tutti quelli della sezione dei piccoli, il decreto-legge 170 del 2026 ha fissato l’approvazione del PEI definitivo entro il 15 ottobre. Il documento però non si chiude lì: lo stesso decreto permette di modificarlo quando cambiano le condizioni della persona, e il modello prevede per ogni Dimensione una revisione dopo la verifica intermedia. L’esempio che segue serve sia a chi deve ancora scrivere, sia a chi rilegge il PEI in vista di quella verifica.
Punti chiave
- All’infanzia si usa l’Allegato A1 al decreto interministeriale 182/2020, come modificato dal DM 153/2023: bambino, sezione, campi di esperienza.
- Il PEI descrive quella bambina, non la sindrome: la scheda dell’Istituto Superiore di Sanità ricorda che ogni persona mantiene la propria individualità.
- Udito e vista vanno controllati nella documentazione prima di scrivere gli obiettivi, perché i difetti sono frequenti.
- Motricità e funzionalità sensoriale stanno nella Dimensione dell’autonomia, come scrive il modello stesso.
- Ogni obiettivo dice che cosa fa la bambina, in quale situazione e con quale frequenza, entro una data.
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Che cosa serve sapere dalla fonte sanitaria
Dalla scheda sanitaria non si copia nulla nel PEI: si ricava la lista di che cosa controllare nella documentazione. La scheda dell’Istituto Superiore di Sanità sulla sindrome di Down, aggiornata l’11 marzo 2026, riporta quattro elementi che toccano direttamente la scuola dell’infanzia:
- bambini e bambine con sindrome di Down hanno difficoltà di sviluppo di grado variabile, e nei primi anni si può osservare un ritardo nelle tappe dello sviluppo psicomotorio, compresi il cammino e la comparsa del linguaggio espressivo;
- fra le caratteristiche fisiche comuni c’è l’ipotonia, cioè un tono muscolare ridotto;
- circa l’80% delle persone con sindrome di Down, a qualsiasi età, può presentare un difetto dell’udito più o meno grave, e nel primo anno di vita può comparire un’otite sierosa che può persistere nel tempo; anche le difficoltà nella vista sono più frequenti della norma;
- circa 1 bambino su 10 con trisomia 21 presenta difficoltà riferibili ai disturbi dello spettro autistico o all’ADHD.
Prima di compilare, quindi, si verifica nel Profilo di Funzionamento e con la famiglia se la bambina porta occhiali o apparecchi acustici, se ci sono indicazioni sulla posizione in sezione e se la certificazione riporta altre condizioni.
Il modello dell’infanzia: che cosa cambia rispetto alla primaria
Il modello A1 ha la stessa struttura in dodici punti di quello della primaria, ma il percorso si scrive per campi di esperienza e non per discipline. Non ci sono la progettazione disciplinare, la valutazione del comportamento e la certificazione delle competenze. La differenza che pesa di più è nella Dimensione cognitiva, dove il modello chiede il “livello di sviluppo raggiunto in ordine alle strategie utilizzate per la risoluzione di compiti propri per la fascia d’età”. Il confronto completo fra i due modelli è nell’esempio di PEI per l’infanzia con autismo.
| Voce | Che cosa si scrive all’infanzia | Che cosa non si scrive |
|---|---|---|
| Intestazione | Bambina, sezione | Alunna, classe |
| Dimensione cognitiva | Strategie nei compiti dei 3 anni: incastri, abbinamenti, sequenze | Lettere, numeri, prerequisiti della primaria |
| Sezione 8 | Interventi nei campi di esperienza | Progettazione per discipline |
| Valutazione | Traguardi dei campi di esperienza, valutati da tutti i docenti della sezione | Voti, valutazione del comportamento |
Fonte: Allegato A1 al DI 182/2020, come modificato dal DM 153/2023.
L’esempio: Giulia, 3 anni, sezione dei piccoli
Il caso è di fantasia e serve a mostrare come si scrive ogni voce. Giulia ha 3 anni, una certificazione per sindrome di Down ed è al primo anno di scuola dell’infanzia. Cammina da poco e cade spesso sulle superfici irregolari. Dice poche parole, indica molto e cerca volentieri adulti e compagni. Porta gli occhiali per l’ipermetropia; il Profilo di Funzionamento riporta un’otite sierosa ricorrente con un calo dell’udito lieve, da ricontrollare. L’esempio va riscritto sulla base della vostra osservazione e del Profilo che avete in mano: le corrispondenze fra Domini e Dimensioni sono nella tabella di corrispondenza.
Relazione, interazione e socializzazione
Osservazioni. Saluta e cerca il contatto con l’insegnante e con i compagni, abbraccia spesso. Nel gioco libero si avvicina ai gruppi ma prende gli oggetti degli altri invece di chiederli. Al momento del distacco dal genitore piange per alcuni minuti, poi si consola con un gioco proposto dall’adulto.
Obiettivi ed esiti attesi. Attendere il proprio turno in un gioco a due con l’aiuto di un segnale visivo, in 3 occasioni su 4 entro gennaio. Salutare il genitore all’ingresso e raggiungere l’angolo dei giochi entro cinque minuti, in 4 giorni su 5 entro dicembre.
Attività. Giochi a coppie con la palla e con le costruzioni, routine fissa dell’accoglienza con un gioco di transizione.
Strategie e strumenti. Segnale del turno (un oggetto che passa di mano), modellamento da parte dell’adulto, rinforzo verbale immediato quando chiede invece di prendere.
Comunicazione e linguaggio
Osservazioni. Usa una decina di parole, soprattutto nomi di persone e di cibi, e molti gesti: indica, porge, scuote la testa. Comprende consegne di un passaggio se accompagnate dal gesto. Quando c’è rumore in sezione risponde meno, e l’insegnante deve avvicinarsi per farsi seguire.
Obiettivi ed esiti attesi. Chiedere un oggetto o un’attività con una parola o con un gesto convenzionale, in 4 occasioni su 5 entro gennaio. Eseguire una consegna di un passaggio data a voce senza gesto, stando vicino all’adulto, entro fine anno.
Attività. Canzoni con gesti, libri illustrati con domande chiuse, scelta del gioco e della merenda fra due oggetti reali.
Strategie e strumenti. Parlare di fronte a lei e a distanza ravvicinata, una consegna per volta, gesto associato alla parola, tempo di attesa prima della risposta. Se l’udito risulta ridotto, la posizione vicino all’adulto nelle attività di gruppo diventa parte della strategia, non un dettaglio.
Autonomia e orientamento
Osservazioni. Il modello include in questa Dimensione la motricità globale e fine e la funzionalità visiva e uditiva. Giulia cammina con base allargata e cade sui gradini e sul tappeto del salone; afferra oggetti grandi con tutta la mano e fatica con quelli piccoli. In bagno collabora se l’adulto le mostra i passaggi. Tiene gli occhiali per gran parte della mattina, ma li toglie nel gioco di movimento.
Obiettivi ed esiti attesi. Salire e scendere i due gradini del salone tenendosi al corrimano, senza aiuto dell’adulto, entro gennaio. Lavarsi le mani seguendo da sola una sequenza di quattro immagini, in 4 giorni su 5 entro fine anno. Infilare grosse perle su un cordoncino rigido, almeno cinque, entro fine anno.
Attività. Percorsi motori con piani diversi, travasi e incastri grandi, sequenze fotografiche delle routine in bagno e a tavola.
Strategie e strumenti. Materiale di dimensioni adeguate alla presa, percorso libero da ostacoli fra sezione e bagno, sequenze visive ingrandite. Con la famiglia si concorda come gestire gli occhiali durante il gioco di movimento.
Cognitiva, neuropsicologica e dell’apprendimento
Osservazioni. Completa incastri di tre pezzi, abbina oggetti uguali, riconosce le foto dei compagni. Resta su un’attività proposta per due o tre minuti, di più se c’è musica. Impara per imitazione: ripete quello che vede fare all’adulto e ai compagni.
Obiettivi ed esiti attesi. Completare un incastro di quattro pezzi, in 3 occasioni su 4 entro gennaio. Restare su un’attività proposta dall’adulto per cinque minuti, con l’aiuto della musica o di un timer visivo, entro fine anno. Riconoscere e indicare a richiesta tre oggetti delle routine (bicchiere, giubbotto, zaino), entro fine anno.
Attività. Attività brevi a tavolino alternate al gioco, giochi di abbinamento con oggetti reali, attività in coppia con un compagno da imitare.
Strategie e strumenti. Dimostrazione prima della richiesta, materiale concreto, compiti brevi con una pausa di movimento in mezzo, aiuto ridotto gradualmente.
Campi di esperienza, contesto e organizzazione
La sezione 8 descrive gli interventi nei campi di esperienza, e la valutazione dei traguardi spetta a tutti i docenti della sezione, come scrive il modello stesso. Per Giulia si può indicare, per esempio, che nel corpo e il movimento partecipa ai percorsi della sezione con un tracciato semplificato, e che nei discorsi e le parole interviene nel cerchio del mattino con il gesto o con una parola.
Nelle sezioni 6 e 7 vanno le barriere e i facilitatori del contesto. Nell’esempio, il rumore del salone durante il gioco libero è una barriera, mentre le sequenze visive esposte in bagno sono un facilitatore che aiuta tutta la sezione. La sezione 9 raccoglie l’orario con le presenze dell’insegnante di sostegno e delle altre figure e le eventuali indicazioni per le uscite.
Gli errori che si vedono più spesso
Il più comune è scrivere il PEI della sindrome invece che quello della bambina. Una descrizione generale delle caratteristiche della trisomia 21 non dice al GLO niente di utile su Giulia. Gli altri errori ricorrenti:
- Partire da un PEI della primaria e lasciare le sezioni che all’infanzia non esistono.
- Valutare la comprensione senza aver verificato l’udito: una consegna non eseguita in mezzo al rumore non prova una difficoltà di comprensione.
- Mettere motricità e vista in una nota a margine invece che nella Dimensione dell’autonomia, dove il modello le colloca.
- Scrivere obiettivi come “migliorare il linguaggio”, che a giugno non si possono verificare.
- Lasciare vuote le righe della revisione dopo la verifica intermedia: sono il punto in cui il PEI si corregge sulla base di ciò che si è visto in sezione.
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Domande frequenti
Il PEI di una bambina al primo anno di infanzia andava approvato entro il 15 ottobre?
Sì, per i bambini di nuova iscrizione o di nuova certificazione il decreto-legge 170 del 2026 fissa l’approvazione del PEI definitivo entro il 15 ottobre. Il PEI resta modificabile se cambiano le condizioni della bambina, e il modello prevede una revisione dopo la verifica intermedia.
Si può usare l’esempio della primaria per una bambina dell’infanzia?
No. Il modello dell’infanzia è l’Allegato A1 e ha campi diversi. Per il confronto con un alunno più grande vale comunque la pena leggere il PEI per alunno con sindrome di Down alla primaria, che mostra come evolvono gli obiettivi nelle stesse quattro Dimensioni.
Le ore di sostegno si scrivono nel PEI?
Dopo il decreto-legge 170 del 2026 il PEI definisce il numero di ore di sostegno con adeguata motivazione. Come si scrive la motivazione è spiegato nell’articolo sulle ore di sostegno nel PEI dopo il decreto-legge 170.
In sintesi
Il PEI di una bambina con sindrome di Down alla scuola dell’infanzia si scrive sul modello A1: campi di esperienza, nessuna valutazione disciplinare, obiettivi sui compiti della sua età. Prima di scrivere si controllano udito e vista, perché condizionano l’osservazione in tutte le Dimensioni. A metà anno lo stesso schema torna utile per la relazione intermedia all’infanzia, che riprende gli obiettivi del PEI uno per uno. Gli altri casi sono nella raccolta di esempi di PEI compilati, caso per caso.