Quando un alunno continua a leggere e scrivere con grande fatica anche dopo settimane di attività mirate, la scuola deve dirlo alla famiglia per iscritto. Lo prevede l’articolo 3 della legge 170/2010: «per gli studenti che, nonostante adeguate attività di recupero didattico mirato, presentano persistenti difficoltà, la scuola trasmette apposita comunicazione alla famiglia». È il momento in cui una relazione scritta bene fa la differenza. Deve documentare cosa è stato fatto e con quale esito, senza anticipare una diagnosi che spetta agli specialisti. Qui trovi i passaggi, un esempio compilato e il testo della comunicazione.
Punti chiave
- La comunicazione alla famiglia arriva dopo attività di recupero mirate, non alla prima difficoltà osservata.
- La relazione documenta il percorso: situazione di partenza, attività svolte, esiti misurati, punti di forza.
- Il docente non scrive “è dislessico”: descrive cosa osserva. L’esito delle attività della scuola, dice la legge, «non costituisce, comunque, una diagnosi di DSA».
- La diagnosi la chiede la famiglia ai servizi del Servizio sanitario nazionale, o agli specialisti accreditati dove la regione lo prevede.
Prima della comunicazione: il recupero mirato
La legge distingue due momenti. Il comma 3 dell’articolo 3 chiede alle scuole di ogni ordine e grado, «comprese le scuole dell’infanzia», di attivare «interventi tempestivi, idonei ad individuare i casi sospetti di DSA», previa comunicazione alle famiglie e sulla base dei protocolli regionali. Il comma 2 interviene dopo. Se le difficoltà persistono nonostante il recupero mirato, la scuola informa la famiglia.
In pratica il percorso è questo:
- Osservazione nelle prime settimane, con prove brevi e ripetute sulle stesse abilità.
- Attività di potenziamento mirate per alcune settimane, in piccolo gruppo o in classe.
- Nuova misurazione sulle stesse prove, per vedere se il divario si riduce.
- Comunicazione alla famiglia se le difficoltà restano.
Le Linee guida del 2011 per il diritto allo studio degli alunni con DSA insistono sullo stesso punto: è «fondamentale l’osservazione sistematica portata avanti con professionalità dai docenti». Senza misurazioni ripetute la relazione resta un’impressione.
Cosa scrivere nella relazione
La relazione serve al team, al dirigente e poi alla famiglia. Le voci essenziali:
- Situazione di partenza: cosa è emerso dalle prove di ingresso, con dati concreti (parole lette correttamente, tempo impiegato, tipo di errori).
- Attività svolte: per quante settimane, con quale frequenza, su quali abilità.
- Esiti: le stesse prove ripetute, confrontate con la partenza.
- Punti di forza: comprensione orale, calcolo, partecipazione. Servono alla famiglia e agli specialisti quanto le difficoltà.
- Conclusione del team: le difficoltà persistono, si informa la famiglia.
Una tabella rende il confronto immediato:
| Abilità | Settembre | Dopo il potenziamento | Osservazioni |
|---|---|---|---|
| Lettura di 20 parole bisillabe | 7 corrette, 3 minuti | 10 corrette, 2 minuti e mezzo | Legge sillabando, perde il segno nel rigo |
| Dettato di 10 parole | 3 corrette | 4 corrette | Scambi b/d, p/q, f/v; omissione di doppie |
| Copia dalla lavagna | Lenta, incompleta | Lenta, completa con tempo aggiuntivo | Migliora con il testo sul banco |
| Calcolo orale entro il 20 | In linea con la classe | In linea con la classe | Punto di forza |
Esempio di fantasia, classe seconda della scuola primaria. I numeri vanno sostituiti con quelli delle vostre prove.
Cosa non scrivere
- Ipotesi diagnostiche: “sospetta dislessia”, “probabile disgrafia”. Si descrive l’errore, non la sua causa.
- Confronti con fratelli o compagni nominati.
- Giudizi sull’impegno non sostenuti da osservazioni: “non si applica”, “è pigro”. Spesso è l’opposto: l’alunno si stanca perché la lettura gli costa molto più che agli altri.
- Informazioni sanitarie o familiari che non servono allo scopo.
Esempio di comunicazione alla famiglia
Il testo va consegnato in un colloquio, non solo inviato. Un modello:
Gentili genitori di [nome], vi comunichiamo che, nonostante le attività di recupero svolte a scuola dal [data] al [data], vostro figlio continua a incontrare difficoltà nella lettura e nella scrittura. Vi invitiamo a un colloquio il [giorno] alle ore [ora] per illustrarvi le osservazioni e valutare insieme l’opportunità di un approfondimento con il pediatra di libera scelta. Le osservazioni della scuola non costituiscono una diagnosi. Cordiali saluti, il team docenti della classe [classe].
Durante il colloquio conviene mostrare le prove, spiegare cosa la scuola continuerà a fare nel frattempo e chiarire che la decisione di chiedere un approfondimento è della famiglia.
Dopo la comunicazione
Se la famiglia avvia il percorso diagnostico, la diagnosi, dice il comma 1 dell’articolo 3, «è comunicata dalla famiglia alla scuola di appartenenza dello studente». Da lì il consiglio di classe o il team predispone il piano didattico personalizzato. Per la struttura del piano c’è il nostro esempio di PDP per la scuola primaria. Per le altre relazioni da scrivere durante l’anno c’è la guida alla relazione scolastica sull’alunno con esempi.
Nell’attesa la scuola non resta ferma. Le attività di potenziamento continuano e si possono usare strategie didattiche personalizzate anche senza diagnosi, come testi con carattere più grande, tempi più lunghi e lettura ad alta voce solo su richiesta dell’alunno.
Questa relazione, e altre sei, già compilate in Word
L’esempio di questa pagina fa parte del nostro kit di sette relazioni sull’alunno: difficoltà di apprendimento con la comunicazione alla famiglia, comportamenti problematici con la tabella di osservazione A-B-C, episodio critico, segnalazione al dirigente, alunno straniero appena arrivato, BES senza certificazione con proposta di PDP, relazione intermedia sulla classe. Sono esempi da adattare, con banca di frasi e riferimenti normativi controllati.
Domande frequenti
Il docente può scrivere che sospetta un DSA?
Nella relazione è meglio di no: si descrivono le difficoltà osservate e il percorso svolto. La legge parla di individuare i «casi sospetti», ma precisa che l’esito delle attività della scuola non costituisce una diagnosi.
Dopo quanto tempo di recupero si informa la famiglia?
La legge non fissa un numero di settimane: parla di «adeguate attività di recupero didattico mirato». Conviene documentare un periodo sufficiente a misurare l’andamento, con prove ripetute, e seguire il protocollo della propria regione.
Chi fa la diagnosi?
Il Servizio sanitario nazionale. Dove non è possibile, le regioni possono prevedere che la diagnosi sia effettuata da specialisti o strutture accreditate (legge 170/2010, art. 3, comma 1).