Il Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (FIS) rappresenta una risorsa cruciale per remunerare le attività aggiuntive svolte da docenti e personale ATA. Tuttavia, la contrattazione integrativa d’istituto, se non avviata e conclusa nei tempi previsti, può mettere a rischio i pagamenti dovuti ai lavoratori. La situazione si complica quando all’interno della RSU emergono contrasti che paralizzano le trattative, come accaduto in alcuni istituti italiani.
Per evitare ritardi nei pagamenti, è fondamentale che il dirigente scolastico avvii le trattative già a settembre, predisponendo un calendario preciso e fornendo tempestivamente la documentazione finanziaria necessaria. Questo approccio proattivo riduce il rischio di trascinarsi fino alla fine dell’anno scolastico senza un accordo, compromettendo la liquidazione delle somme spettanti.
In caso di divisioni interne alla RSU, il dirigente deve continuare il confronto, documentando le diverse posizioni e coinvolgendo le organizzazioni sindacali territoriali. Se le trattative si arenano, il dirigente può adottare un atto unilaterale come misura estrema, secondo quanto previsto dal decreto legislativo 165/2001.
Organizzare per tempo la contrattazione del FIS è essenziale per garantire ai lavoratori il giusto riconoscimento economico delle loro prestazioni aggiuntive.